sabato 1 ottobre 2011

Il cacciatore di tesori

Appollaiata su uno scoglio osservavo un uomo che imbrigliava il vento, che sapeva governare gli istinti della natura.
Ero lì a fare i conti con i refoli di borino che ingrigivano la superficie del mare profondo della Baia di Sistiana.

Occhi scuri e capelli nerissimi, una camicia bianca che si gonfiava d’orgoglio sotto i colpi del vento mentre guardavo lontano, dietro all’ orizzonte per cercare ancora cielo.
Gli chiesi perché mai tracciasse a mano libera … e lui mi rispose che la vela si fa con la testa e l’esperienza.
Con il gesto di chi vuole beffarsi delle “moderne” regole matematiche mi spiegò che il punto più critico della costruzione di una vela è nella tracciatura, nel creare un disegno che deve essere perfetto per quel, e solo quel tipo, di imbarcazione, perché sia proporzionale alle misure dello scafo e delle alberature.
Come la vita. Come la propria storia che può avere il vento amico, come fa l’uomo che comanda e calca il legno della tolda della sua nave vita.
Fu così che decisi di diventare cacciatore di tesori, perché molti hanno una grande conoscenza delle zone di un mondo vecchio con un “impiego fisso” ma pochi si avventurano all’ esterno. Questi ultimi sono pronti ad affrontare i rischi, le bestie feroci, le bande di mutanti, gli altri cacciatori che li snobbano e sanno di dover correre il rischio di non essere pagati per l’ultimo lavoro…

venerdì 30 settembre 2011

Quando sei a un bivio, prendi la strada che va in su




Piccola, 
abbiamo "chiacchierato" qualche giorno fa. Tu dall'alto dei tuoi quasi quattro mesi e io dal basso dei miei tanti anni. Però ci siamo intese. Prova ne è il filmato che guardo e riguardo. Quello, per intenderci, fatto con la mia vecchia digitale. Due minuti di te e di me. Con la mia voce in sottofondo e i tuoi trilli e gorgheggi in primo piano.
Sei cresciuta, stai benissimo e la tua mamma è una splendida mamma. Non oso dire che mi somiglia nel modo di approcciarsi con te. In realtà fa tutto ciò che, per istinto, le mamme fanno da secoli. E questo va bene. E' un rito antico, meraviglioso.
Sei l'unica con la quale, al momento, posso parlare di "massimi sistemi" senza essere interrotta o contestata. 

lunedì 12 settembre 2011

Quando il bambino era bambino


Ognuno conosce la dimensione della propria solitudine
Ce la portiamo dentro tutta la vita, come l'amore che abbiamo dato, perfetta espressione di noi stessi.
Ogni anziano ha un passato stratificato e conserva  una cicatrice di esso.
Però ogni anziano sa di cosa ha bisogno, per colmare ogni crepa della sua essenza



«Quando il bambino era bambino, 
se ne andava a braccia appese. 
Voleva che il ruscello fosse un fiume, 
il fiume un torrente, 
e questa pozza il mare. 
Quando il bambino era bambino, 
non sapeva d’essere un bambino. 
Per lui tutto aveva un’anima, 
e tutte le anime erano tutt’uno. 
Quando il bambino era bambino, 
su niente aveva un’opinione. 
Non aveva abitudini. 
Sedeva spesso a gambe incrociate, 
e di colpo sgusciava via. 
Aveva un vortice tra i capelli, 
e non faceva facce da fotografo.