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sabato 1 ottobre 2011

Il cacciatore di tesori

Appollaiata su uno scoglio osservavo un uomo che imbrigliava il vento, che sapeva governare gli istinti della natura.
Ero lì a fare i conti con i refoli di borino che ingrigivano la superficie del mare profondo della Baia di Sistiana.

Occhi scuri e capelli nerissimi, una camicia bianca che si gonfiava d’orgoglio sotto i colpi del vento mentre guardavo lontano, dietro all’ orizzonte per cercare ancora cielo.
Gli chiesi perché mai tracciasse a mano libera … e lui mi rispose che la vela si fa con la testa e l’esperienza.
Con il gesto di chi vuole beffarsi delle “moderne” regole matematiche mi spiegò che il punto più critico della costruzione di una vela è nella tracciatura, nel creare un disegno che deve essere perfetto per quel, e solo quel tipo, di imbarcazione, perché sia proporzionale alle misure dello scafo e delle alberature.
Come la vita. Come la propria storia che può avere il vento amico, come fa l’uomo che comanda e calca il legno della tolda della sua nave vita.
Fu così che decisi di diventare cacciatore di tesori, perché molti hanno una grande conoscenza delle zone di un mondo vecchio con un “impiego fisso” ma pochi si avventurano all’ esterno. Questi ultimi sono pronti ad affrontare i rischi, le bestie feroci, le bande di mutanti, gli altri cacciatori che li snobbano e sanno di dover correre il rischio di non essere pagati per l’ultimo lavoro…

giovedì 18 agosto 2011

Comincia la storia....

"mamma mi racconti una storia?"
"Quale?"
"Quella dei tuoi fratelli, quando combinavano guai, e poi si nascondevano in soffitta, e poi si arrampicavano sugli alberi e si calavano nei pozzi....."
"Allora....... un giorno...... e poi la nonna..... e infine il nonno...."
Tutti i bambini amano ascoltare la storia della propria famiglia. Io ti racconterò della tua mamma (so poco del tuo papà, ma chiederò all'altra nonna) e di come era monella.
E' nata proprio in quest'anno:


e lei era proprio come Memole : buffa e birichina.
Avevamo una sedia a dondolo, un angolo in cui cullarci e un libro grande grande. E la tua mamma e tua zia (perchè ci sono anche delle zie in questa storia) si sistemavano per benino e ascoltavano la favola della sera.
Ci addormentavamo in tre. E la favola era sempre la stessa.
Ma continua.... e avremo tempo per conoscerci.


mercoledì 22 giugno 2011

C'era una volta


Le nonne non sono mamme.
Bella novità. Se non fossero nonne sarebbero mamme, o forse zie, o amiche delle nonne. O ziastre.
Si ma le nonne sono due. Quella paterna e quella materna. Le altre sono succedanee. Sono nonne annacquate.
E le nonne possono raccontare le fiabe (sono fisicamente strutturate per questo), hanno la voce da narratrici di fiabe. E possono anche scrivere storie fantastiche, nuove. Con il finale sempre diverso.
Questo è il bello delle nonne.

E allora io riprendo in mano la penna. E ricomincio a scrivere una storia che aspettava te, bimba mia, per trovare il finale.

L'inizio lo trovi ne "Il posto delle favole", il seguito lo scriveremo insieme. E io ti prenderò la manina e sotto l'albero delle nonne comincerò così....

lunedì 13 giugno 2011

Gilda



Speriamo che sia femmina.
E poi arriva lei. 
A chiudere il cerchio degli amori sospesi.

Con un nome importante che si replica per l'amore incondizionato di tutte noi nei confronti di una donna forte, dolcissima come la sua bisnonna.Che l'ha presa tra le braccia e le ha parlato, con la voce chiara e ferma di sempre: "Ehi, hai il mio nome. Mi raccomando".

Così questa bambina dal nome antico, scandaloso, si è affacciata al mondo con il pugno chiuso, segno di forza e di coraggio. In una famiglia che ha nelle donne, nel vincolo tra le donne, il suo punto di forza e il valore aggiunto. 

L'abbiamo attesa, noi nonne, rannicchiate dietro la porta della sala parto, mentre mamma e papà si davano da fare per aiutarla a venire al mondo e, insieme, alle 15.45 di un piovoso 10 giugno ci siamo guardate e abbiamo detto "E' nata!". Un abbraccio strano tra due donne molto diverse, che però hanno condiviso emozioni, paure, speranze e gioia profonda. Si perchè ci siamo guardate e abbiamo deciso di piantare un albero. L'albero delle nonne, per radicare la presenza di una bimba e offrirle un segno di amore duraturo. L'albero delle nonne sarà un olivo simbolo di pace, di giustizia e di sapienza, di rigenerazione. La nonna ecologica, che ha già individuato il luogo (dietro un acero in giardino), lo pianterà e starà attenta che cresca forte e rigoglioso. La nonna tecnologica terrà un diario, raccontando la storia dell'albero e della bimba.
Un diario nel quale saranno annotati consigli, esperienze, fiabe, momenti. 
Per srotolare la matassa della vita.